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Pan de Cristal: storia e ricetta al 100% di idratazione con biga

Immagine del redattore: Salvatore Farina
Salvatore Farina
8 set
Tempo di lettura: 10 min

Dalla storia di Jordi Nomen alla mia interpretazione del pane di vetro: ingredienti, riposi e lavorazione per una crosta sottile e croccante.

Una crosta che si spezza appena la tocchi, grandi alveoli e una mollica così sottile da sembrare quasi trasparente. Il Pan de Cristal, conosciuto anche come pane di vetro, è un pane che colpisce subito per la sua struttura. Quando lo apri capisci il senso del nome; quando lo assaggi, cerchi quella friabilità che lo fa quasi sgretolare in bocca.

In questo articolo partiamo dalla sua storia e arriviamo alla mia ricetta: 100% biga e 100% di idratazione, con tutta la farina nel prefermento e un’aggiunta graduale di acqua fredda nell’impasto finale. Un buon esercizio per capire quanto contino farina, temperatura e gestione della massa quando l’idratazione diventa impegnativa.

Il pane di vetro: crosta sottile e grandi alveoli. Illustrazione.
Il pane di vetro: crosta sottile e grandi alveoli. Illustrazione.

La storia del Pan de Cristal: un pane nato da un errore?

La storia moderna di questo pane è legata a Jordi Nomen, fondatore di Concept-Pa a Barcellona. Nell’intervista pubblicata da ARA nel 2021, Nomen racconta che durante la preparazione di un pane tradizionale venne aggiunta troppa acqua. La massa sembrava compromessa, ma decise di lavorarla e cuocerla. Da quel risultato iniziò una serie di prove per perfezionare crosta e mollica.

È una storia raccontata dal suo creatore, ricostruita a distanza di anni. L’aspetto interessante è il lavoro che viene dopo l’errore: riconoscere una caratteristica promettente e ripetere le prove finché quel risultato diventa riproducibile. Un impasto sbagliato può suggerire una direzione; servono poi osservazione e metodo per trasformarlo in un prodotto.

Il 2008 e l’incontro con l’alta gastronomia

Il passaggio pubblico riportato nell’intervista è il congresso San Sebastián Gastronomika del 2008, dove Nomen fece assaggiare il pane a José Gómez di Joselito e incontrò Ferran Adrià e Oriol Castro.

La sua croccantezza e la mollica poco invasiva ne facevano un accompagnamento interessante per prosciutto e pa amb tomàquet. Nella stessa intervista Nomen spiega di aver scelto di mantenere riservato il processo produttivo anziché brevettarlo. La ricetta che propongo qui è una mia reinterpretazione. Il racconto di Jordi Nomen su ARA.

Il legame con la cucina aiuta a capire perché abbia suscitato interesse. Quando appoggi un ingrediente su una fetta, il pane entra nella composizione del boccone: quanto devi masticarlo, quanta crosta incontri, quanto spazio occupa la mollica. Nel Pan de Cristal la struttura aperta permette di dare risalto alla croccantezza e lascia spazio a quello che accompagna il pane.

Dal laboratorio ai ristoranti: la crescita di Concept-Pa

Una fotografia utile di questa prima espansione arriva dall’articolo “Pan registrado”, pubblicato da La Vanguardia l’8 ottobre 2012. Il giornale descrive il laboratorio di Concept-Pa nella Zona Franca di Barcellona, con lavorazione manuale, precottura e congelamento prima della distribuzione.

I numeri riportati sono già significativi: oltre 600 clienti del settore alberghiero e della ristorazione, 26 addetti e circa 1,5 milioni di euro di vendite nel 2011. Sono dati storici, riferiti a quel periodo. L’articolo cita anche una presenza all’estero che comprende diversi Paesi europei, gli Stati Uniti e Singapore.

Il prodotto viaggiava precotto e congelato, pronto a essere ultimato dal cliente. Nomen guardava inoltre alla vendita nei supermercati e al pubblico domestico. La ricostruzione di La Vanguardia del 2012.

Questo passaggio merita attenzione anche dal punto di vista del mestiere. Una crosta molto sottile è una caratteristica che deve arrivare fino al momento del servizio. La gestione della cottura finale entra quindi nell’esperienza del prodotto tanto quanto l’impasto: il risultato che interessa è quello che il cliente spezza e mangia al tavolo.

Perché si trovano date diverse sull’origine

Nelle ricostruzioni circola anche il 2004, mentre la narrazione aziendale ripresa per questo approfondimento indica il 2008 per la definizione dell’autentico Pan de Cristal e il 2009 per la nascita di Concept-Pa. Sono passaggi da tenere distinti: le prime prove di un pane, la definizione delle sue caratteristiche, la presentazione pubblica e l’avvio dell’azienda possono avvenire in momenti diversi.

Per questo preferisco collocare il suo sviluppo moderno nei primi anni Duemila, indicando il congresso del 2008 come tappa documentata del racconto di Nomen. Attribuire un giorno di nascita preciso a una lavorazione perfezionata attraverso prove successive rischia di semplificare troppo la storia.

Il nome catalano pa de vidre e quello spagnolo pan de cristal richiamano entrambi il vetro. La fragilità della crosta e la sottigliezza delle pareti interne rendono immediata l’associazione: il nome descrive una sensazione che puoi riconoscere toccando e assaggiando il pane.

Pan de Cristal, marchio e brevetto: che cosa sappiamo

Intorno a questo prodotto si incontrano spesso due affermazioni: che il nome sia registrato e che la ricetta sia brevettata. Vale la pena separare le questioni. Un marchio riguarda l’identificazione commerciale; un brevetto riguarda una soluzione tecnica. Il racconto di Nomen sul processo tenuto riservato non equivale alla pubblicazione di una formula originale che chiunque possa riprodurre.

Anche la vicenda dei nomi richiede precisione. Nei bollettini dell’ufficio spagnolo marchi e brevetti, riprodotti da Empresia, si trovano procedimenti diversi:

  • VIDRIO, M-2955547: la scheda relativa a Dextra Global riporta il deposito nel 2010 e il rinnovo nel 2021 per il pane. Fascicolo VIDRIO.

  • PAN CRISTAL, M-3026324: domanda presentata nel 2012 da un’altra società, Panaderías Nuevas de Santander, con diniego pubblicato a dicembre dello stesso anno. Nel procedimento compare il carattere descrittivo della denominazione. Fascicolo PAN CRISTAL.

  • PAN CRISTAL DIAMANTE, M-4221809: domanda di Dextra Global del 2023, con diniego pubblicato nel maggio 2024 dopo rilievi sulla distintività e sul carattere descrittivo. Fascicolo PAN CRISTAL DIAMANTE.

Questi episodi riguardano domande specifiche e date precise: non consentono di liquidare l’intera vicenda dicendo semplicemente che “il nome è libero” o che “tutte le versioni sono protette”. Per chi legge una ricetta, il punto essenziale è distinguere il prodotto e il processo dell’azienda dalle reinterpretazioni proposte da altri panificatori. La mia versione appartiene a queste ultime.

Che cosa rende questo pane “di cristallo”

La parentela con la ciabatta si riconosce: un impasto molto idratato, una struttura aperta e una lavorazione delicata. Nel Pan de Cristal cerchiamo però una combinazione precisa: crosta sottilissima e friabile, grandi alveoli e pareti interne molto fini. Al morso deve lasciare una sensazione di leggerezza, senza una mollica compatta che occupi tutto il boccone.

Il numero dell’idratazione, da solo, descrive soltanto il rapporto tra acqua e farina. Per ottenere quella struttura serve un impasto capace di trattenere il gas della fermentazione e arrivare al forno senza cedere. Il 100% è utilizzato anche in ricette contemporanee come quella di King Arthur Baking; non lo presento come la percentuale verificata della formula originale di Nomen.

La mia ricetta: 100% biga e 100% di idratazione

Qui ci sono due percentuali da distinguere. 100% biga significa che tutta la farina della ricetta viene utilizzata per preparare la biga. 100% di idratazione significa che il peso totale dell’acqua è uguale al peso totale della farina.

La biga parte al 50% di idratazione. Nell’impasto finale aggiungiamo l’acqua restante, senza inserire altra farina.

Ho scelto questa gestione per lavorare su un impasto interamente prefermentato e sulla sua capacità di affrontare l’aggiunta successiva dell’acqua. È una scelta impegnativa: tutta la farina attraversa il riposo della biga e ciò che trovi in impastatrice il giorno dopo dipende anche da come hai gestito quella fase.

La farina tipo 0 W340 è il riferimento della mia ricetta. Il W, da solo, non promette che ogni farina con quel valore si comporti nello stesso modo: osserva anche l’impiego consigliato dal produttore e la risposta durante la lavorazione. L’obiettivo è ottenere una massa che si lasci estendere conservando una buona tenuta.

Ingredienti per la biga

  • 1.000 g di farina tipo 0 W340

  • 500 g di acqua

  • 5 g di lievito secco, pari allo 0,5% sulla farina

Ingredienti per l’impasto finale

  • Tutta la biga preparata in precedenza

  • 500 g di acqua molto fredda

  • 20 g di malto tostato

  • 30 g di sale

Servono inoltre poca semola rimacinata per lo spolvero e un velo d’olio per ungere contenitore e mani. Non aggiungo grassi all’impasto.

Il conto dell’acqua è semplice: 500 g nella biga + 500 g nell’impasto finale = 1.000 g di acqua su 1.000 g di farina, quindi idratazione finale al 100%. Il peso teorico dell’impasto è circa 2.055 g, esclusi spolvero e olio di servizio.

La formula in un colpo d’occhio

Ingrediente

Nella biga

Nell’impasto finale

Totale

Farina tipo 0 W340

1.000 g

—

1.000 g

Acqua

500 g

500 g

1.000 g

Lievito secco

5 g

—

5 g

Malto tostato

—

20 g

20 g

Sale

—

30 g

30 g

Non aggiungere nuovamente il lievito nell’impasto finale: i 5 g sono già nella biga. Il 100% di acqua si calcola sulla farina, come le altre percentuali della formula; non significa che l’acqua costituisca il 100% del peso dell’impasto.

1. Preparare la biga e lasciarla riposare

Unisci farina, acqua e lievito secco e lavora quanto basta per ottenere una massa grezza, senza cercare subito un impasto liscio ed elastico.

Metti la biga in un contenitore adeguato, coprila e lasciala riposare in frigorifero per circa 18–22 ore. Questo è il riposo previsto per la mia preparazione: organizzati partendo dal giorno precedente a quello in cui vuoi cuocere il pane.

2. Aggiungere l’acqua gradualmente

Trasferisci la biga in impastatrice e comincia a lavorare a velocità bassa. Aggiungi il malto tostato e i primi 100 g di acqua fredda: in questa fase passi dal 50% al 60% di idratazione.

Dopo che la prima acqua è stata assorbita, inserisci il sale. Prosegui aggiungendo i restanti 400 g di acqua poco alla volta, aspettando che l’impasto assorba ogni aggiunta prima della successiva. Nel frattempo conserva l’acqua ancora da utilizzare in frigorifero.

Osserva come cambia la massa. All’inizio la biga deve amalgamarsi; poi l’impasto diventa progressivamente più estensibile e fluido. Alla fine sarà molto morbido, ma dovrà conservare una struttura riconoscibile.

Qui la farina adatta e il controllo della temperatura durante la lavorazione fanno una grande differenza. L’impastatrice scalda la massa: partire con acqua molto fredda aiuta a contenere questo riscaldamento. Se l’impasto perde tenuta, continuare a versare acqua senza osservare cosa succede rende ancora più difficile gestirlo.

Una precisazione sul malto tostato

In questa ricetta il malto tostato contribuisce al colore e al profilo aromatico. Malto tostato e malto diastasico non sono sinonimi: l’attività enzimatica dipende dal prodotto e dal trattamento che ha subito. Non attribuire automaticamente al malto tostato un’azione diastasica e non sostituirlo con la stessa dose di un malto enzimaticamente attivo senza verificarne le indicazioni. La differenza spiegata da King Arthur Baking.

3. Lasciare crescere l’impasto fino al raddoppio

Ungi leggermente il contenitore e trasferisci l’impasto aiutandoti con mani appena unte. Scegli un contenitore che permetta di leggere la crescita e segna il livello di partenza.

Lascia riposare la massa fino almeno al raddoppio del volume. Nelle condizioni descritte nel video, con una temperatura ambiente intorno ai 20–22 °C, il riferimento è circa 2–2 ore e mezza. Consideralo un tempo indicativo: osserva la crescita effettiva e la tenuta dell’impasto.

La massa deve presentarsi ben aerata e ancora capace di sostenersi. Il riferimento sul contenitore serve proprio a valutare il volume senza affidarsi soltanto alla sensazione che “sia passato abbastanza tempo”.

Puoi approfondire questo modo di osservare l’impasto nell’articolo La puntata non esiste: come capire la prima lievitazione. In questa ricetta il raddoppio è il riferimento della lavorazione descritta: va letto insieme allo stato della massa, senza trasferirlo automaticamente a ogni pane o pizza.

4. Rovesciare e dividere con delicatezza

Distribuisci sul banco della semola rimacinata, rovescia delicatamente l’impasto e spolvera appena anche la superficie. Con un tarocco ricava le pezzature, cercando di conservare il gas accumulato.

Nel video divido i pezzi a occhio: con una massa così idratata preferisco limitare i passaggi e le manipolazioni. Evita di schiacciare, reimpastare o stringere i pezzi come faresti con un normale panetto da pizza.

Trasferisci le forme con delicatezza sulla teglia o sulla pala, in base al tuo sistema di cottura. Nella lavorazione mostrata passo dallo staglio alla cottura, senza prevedere un ulteriore appretto prolungato.

5. Cuocere il Pan de Cristal

Preriscalda bene il forno. Per questa preparazione i riferimenti che indico nel video sono:

  • Forno domestico ventilato: 200–220 °C.

  • Forno professionale statico da pane: circa 220 °C.

La cottura richiede indicativamente 30 minuti, da adattare allo spessore dei pezzi e al comportamento del forno. Cerca una struttura ben asciutta e una crosta croccante. Il malto tostato colora già l’impasto, quindi il colore da solo non basta a valutare la cottura.

Una volta sfornato, lascia raffreddare il pane su una griglia prima di aprirlo: è il momento di verificare il risultato della lavorazione.

Come capire se il risultato è riuscito

Al taglio cerca grandi alveoli separati da pareti sottili e poca mollica compatta. La crosta deve essere fine, fragile e croccante; premendo il pane deve spezzarsi facilmente, e al morso deve risultare friabile.

Se il pane si allarga eccessivamente prima di entrare in forno, rivedi la capacità della farina di sostenere la ricetta, la temperatura raggiunta in impastatrice e lo stato della massa dopo il riposo. Se la struttura interna rimane più compatta di quanto vorresti, osserva anche come hai gestito la crescita e quanta pressione hai esercitato durante lo staglio.

Questo è il motivo per cui considero il Pan de Cristal un buon esercizio tecnico: ti obbliga a osservare la trasformazione dell’impasto, dosare l’acqua con attenzione e muovere le mani con delicatezza. Le stesse capacità tornano utili quando prepari pizza, focaccia e altri pani ad alta idratazione.

Le domande più comuni sulla ricetta

La biga è già al 100% di idratazione?

No. La biga contiene 500 g d’acqua per 1.000 g di farina, quindi è al 50%. Il 100% si raggiunge soltanto dopo avere incorporato gli altri 500 g durante l’impasto finale. L’espressione “100% biga” indica invece che tutta la farina viene prefermentata.

Posso mettere tutta l’acqua in una volta?

Nel procedimento che mostro la inserisco progressivamente: prima 100 g, poi i restanti 400 g in più aggiunte. Questo permette di seguire l’assorbimento e la trasformazione della massa. Versare subito tutta l’acqua cambia il modo in cui affronti l’impastamento e rende meno semplice riprodurre la lavorazione descritta.

Devo aggiungere farina se l’impasto è molto morbido?

La consistenza molto morbida è prevista. Aggiungere farina all’impasto per renderlo simile a un normale panetto ne cambia l’idratazione e la formula. Usa invece lo spolvero necessario sul banco e il tarocco per aiutarti nella divisione. Se la massa ha perso completamente struttura, annota il problema per correggere la preparazione successiva: altra farina non ripristina automaticamente ciò che è successo durante lavorazione e riposo.

Posso prepararlo senza impastatrice?

Questa ricetta e la sequenza di aggiunta dell’acqua sono pensate per l’impastatrice utilizzata nel video. Esistono versioni del Pan de Cristal lavorate a mano e con pieghe, ma richiedono un procedimento dedicato. Per una prima prova segui un metodo completo coerente con gli strumenti che hai, evitando di mescolare passaggi presi da formule diverse.

Come lo porto a tavola?

Provalo con pomodoro e olio extravergine oppure come base per il prosciutto. Il senso dell’abbinamento è far incontrare la croccantezza del pane e la consistenza del condimento. Aggiungi gli ingredienti umidi vicino al momento del servizio se vuoi conservare più a lungo la fragilità della crosta.

Quando lo prepari, prendi nota di farina, riposo della biga, temperatura durante l’impasto e crescita della massa. Confronta poi i risultati su pezzi di spessore simile. È il modo più utile per capire se la prossima prova richiede una diversa gestione dell’acqua, una manipolazione più delicata o qualche minuto di cottura in più.

Hai già provato il Pan de Cristal? Raccontami nei commenti come hai gestito l’impasto e che risultato hai ottenuto. Per seguire i prossimi approfondimenti su pizza, pane e tecnica degli impasti, iscriviti alla newsletter di Vita da Pizzachef.

1 commento


Membro sconosciuto
14 set

Grazie per le indicazioni, pane molto semplice da fare, si deve solo stare attenti nell'aggiunta dell'acqua che ho preso direttamente da 3 ore di freezer. Per il resto un buon impasto, con ottima struttura e risultato assolutamente apprezzabile, lo rifarò di sicuro. Ho fatto un mix di caputo oro (25%) e rossetto per raggiungere più o meno il w340/350; la prossima volta provo solo con la oro e magari arrivo al 110 😁

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